Come perdere una causa di risarcimento per un tweet

Social network e cause civili

Si può perdere una causa di risarcimento per un tweet?

Cosa c’entrano i social network con le cause civili, vi domanderete.

C’entrano, c’entrano, abbiate fede, anzi abbiate solo la pazienza di leggere questo articolo.

Diamo allora i numeri.

Nel 2019 gli utenti attivi sui social media sono stati 3,48 miliardi. Rispetto all’anno precedente sono aumentati del 9 per cento. Non male se si considera che “i sapiens”che popolano questo pianeta sono circa 7,7 miliardi.

Il fatto è che oramai i social fanno parte della nostra vita.

Sentiamo il bisogno di stare connessi con amici e familiari e di condividere con loro ciò che ci sta accadendo.

Sennonché, talvolta, nella vita l’imperativo categorico è essere riservati. Come diceva Epicuro, lathe biosas (Λάθε Βιώσας) ovvero vivi nascosto!

Ve lo dico senza mezzi termini. Se recentemente siete stati coinvolti in un incidente d’auto, è nel vostro interesse stare lontano da Facebook, Twitter e persino da Instagram.

I social media, infatti, potrebbero compromettere la vostra denuncia di sinistro o la vostra azione risarcitoria, consentendo alla compagnia assicuratrice di raccogliere notizie per poi usarle contro di voi.

Parliamo di OSINT, open source intelligence

Dopo aver ricevuto una denunzia di sinistro, molte compagnie di assicurazione passano a tappeto le pagine dei social media a caccia di informazioni che vi riguardano.

L’obbiettivo è trovare degli spunti per respingere o sottostimare la vostra richiesta di risarcimento.

Una parte rilevante delle indagini, infatti, al giorno d’oggi si conduce attraverso tecniche di OSINT (open source intelligence) cioè recuperando informazioni da fonti di dominio pubblico come i social.

Esistono inoltre dei “tool”, anche “open source”, che facilitano enormemente questa ricerca sfruttando le potenzialità dell’intelligenza artificiale.

La buona e al tempo stesso la brutta notizia è che tutte queste informazioni siete proprio voi a fornirle quando postate.

Come uscirne?

Il consiglio che do ai miei clienti e che sento di poter estendere anche a voi è, pertanto, quello di evitare i social media fino a quando non avrete definito la controversia e il vostro avvocato vi avrà dato il via libera per riprendere la pubblicazione.

Le mie linee guida per l’uso dei social network durante un’azione di risarcimento

Se proprio non ce la fate  a restare lontano dai social, eccovi alcune linee guida con cui potrete evitare di rovinarvi con le vostre stesse mani, consideratele una sorta di manuale difensivo.

  • Prestate attenzione alla cronologia delle immagini che postate. Se siete in malattia e postate una foto ricordo di un momento diverso della vostra vita che vi vede impegnato per esempio in un’attività fisica, tale immagine potrebbe essere male interpretata come una prova del vostro stato attuale di salute.

 

  • Siate asciutti nei vostri post. Evitate in particolare sfoghi emotivi soprattutto se riguardano l’incidente. Dare l’immagine di essere una persona fuori di testa non paga mai, a meno che non vi chiamiate Ozzy Osbourne.

 

  • Non pubblicate mai immagini dei danni al veicolo o immagini delle lesioni. In caso di difformità anche apparente con quanto trasmesso alla Compagnia Assicuratrice, potrebbe essere difficile recuperare.

 

  • Sembra una sciocchezza, ma giuro che mi è accaduto. Non pubblicate mai immagini in cui vi esponete in situazioni divertenti e spensierate. La Compagnia potrebbe usare queste immagini per sostenere argomentazioni suggestive del tipo “vede Signor Giudice, l’infortunato sta proprio bene”. Ricordate, la potenza di un’immagine vale più di mille parole!

 

  • Non pubblicate dettagli dell’incidente o di qualsiasi cosa che possa essere equivocato come un’implicita ammissione di responsabilità. Per fare “outing”, facebook è il posto meno adatto.

 

  • Non discutete mai online dei dettagli del contenzioso. Queste informazioni potrebbero consentire alla compagnia assicuratrice di conoscere la vostra prossima mossa.

 

  • Non parlate male della controparte e non lamentatevi del fatto che l’Assicurazione non vi abbia ancora risarcito. Se i vostri sfoghi sono troppo vivaci, potreste rischiare di rimediare una denuncia per diffamazione.

 

  • Non sentitevi liberi di trasgredire queste linee guida se vi esprimete in un gruppo chiuso o se le vostre impostazioni della privacy vi sembrano serrate. Ricordate, infatti, che nessun social network è sicuro come le pareti di casa vostra. La verità è che in diversi modi il vostro post potrebbe comunque finire nelle mani sbagliate. Anzi già che ci siete non usate nessun tipo di messaggeria per parlare dell’incidente, delle sue conseguenze o della causa. Non fatelo!

 

  • Non inventatevi hacker dell’ultima ora e, quindi, non provate a cancellare quanto eventualmente avete già registrato o postato con il cellulare. Un approfondito esame dello smartphone consentirà al perito incaricato dall’Autorità Giudiziaria di recuperare comunque tutte le informazioni che voi crederete di aver cancellato con ovvie ripercussioni sulla vostra credibilità. Lasciate quindi che sia il vostro legale a gestire la situazione con argomentazioni giuridiche evitando di complicarvi la vita.

 

Mi fermo a nove comandamenti, arrivare al decimo sarebbe, infatti, una forma hybris da cui Dio mi guardi.

La sostanza in definitiva è che anche in un’azione risarcitoria deve essere curato ogni aspetto, perché, consideratelo come un mantra, sono i dettagli a fare la differenza.